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tribunale novaraNOVARA -12-10-2017-Per l’accusa si

era fatta accreditare, da una persona mai identificata, sulla propria carta Postepay somme di denaro, prelevate da altri con la tecnica del phishing a ignari correntisti residenti in varie zone d’Italia. Per la donna, 46 anni, novarese, difesa dall’avvocato Antonella Abisso, finita in aula davanti al collegio per rispondere dell’accusa di riciclaggio, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione. Per la difesa “nessuna prova che si possa profilare l’ipotesi di riciclaggio; non è altresì emersa alcuna prova che la mia assistita abbia avuto consapevolezza di quanto stava accadendo. Anzi: aveva anche dato uno spunto alle indagini (condotte dalla polizia postale, ndr) quando aveva riferito di aver conosciuto in un bar uno straniero, forse nordafricano, al quale lei aveva raccontato dei suoi problemi economici e lui le aveva chiesto il numero della sua carta Postepay “ e ha concluso chiedendo l’assoluzione per carenza dell’elemento soggettivo nell’ipotesi di reato di riciclaggio o ricettazione; assoluzione anche nell’ipotesi di un’eventuale riqualificazione del reato da riciclaggio in truffa informatica. Una breve camera di consiglio e il tribunale ha emesso sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela. In aula, nel corso del dibattimento, avevano testimoniato varie persone alle quali, in quel periodo, erano sparite somme di denaro, mai importanti, sempre piccoli prelievi nell’ordine di poche centinaia di euro, dai propri conti. Tra i testi anche una volontaria di un’associazione di beneficienza con sede in Trentino: “la denuncia ai carabinieri – aveva detto la donna – l’ho fatta il 5 marzo del 2010 quando mi sono accorta che dalla carta intestata all’associazione erano spariti quasi tutti i soldi. Avevamo raccolto 250 euro e per non tenerli nel cassetto, visto che avrebbero potuto sparire, li abbiamo versati su una carta che era cointestata a me e a una mia collega. Quando ho visto che i soldi non c’erano più – ci avevano lasciato sul conto poco più di un euro – ho chiesto alla collega se per caso li avesse prelevati lei; mi ha risposto di non saperne nulla e così abbiamo dedotto che ci erano stati prelevati a nostra insaputa e abbiamo fatto denuncia”. Erano partite le indagini e gli accertamenti avevano portato alla novarese e alla sua Postepay. Da qui la denuncia e il processo.

 
 
 
 
 
 

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