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procura novaraNOVARA -13-10-2017- Si è chiuso ieri

mattina (giovedì) in tribunale a Novara, con una sentenza di condanna a 2 anni e sei mesi di reclusione, il processo a carico di un novarese cinquantenne finito in aula con l’accusa di maltrattamenti in famiglia per fatti accaduti una decina di anni fa; il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 5 anni. Una relazione tormentata, la loro, caratterizzata da alti e bassi, da violenti litigi, minacce e percosse, come quella volta che lui, stando almeno a quanto aveva raccontato la donna ai carabinieri, aveva cercato di investirla con la macchina. I primi insulti e le prime botte, aveva riferito la donna, erano iniziate poco dopo l’inizio della loro convivenza quando un giorno, mentre erano a passeggio, un uomo aveva iniziato a fissarla con insistenza. Tanto era bastato per scatenare la sua violenta gelosia: erano rientrati a casa e aveva iniziato a picchiarla. Poi, qualche tempo dopo, al termine di una discussione, l’aveva colpita sul viso provocandole la frattura delle ossa nasali e un trauma all’occhio. Quella volta lei, dopo essere andata al pronto soccorso, aveva chiamato i carabinieri. Tanto era alterato, complici forse anche le abbondanti libagioni, che di fronte ai carabinieri non aveva esitato a minacciare la compagna: “io ti sotterro, hai finito di vivere. Sei un cadavere”, le aveva detto. Ma la donna, che non si è costituita parte civile, ascoltata in aula, ha minimizzato: “la nostra era una storia fatta di alti e bassi – ha detto – Magari alla mattina litigavamo furiosamente poi a cena era già tutto passato”. “Una excalation di percosse, minacce e ingiurie – aveva sottolineato il pubblico ministero - che hanno costretto  la donna a rivolgersi al pronto soccorso, anche se lei tiene  comunque in piedi questa relazione” e aveva concluso con la richiesta di condanna a 5 anni di reclusione. Ieri la sentenza di condanna a due anni e mezzo.

 
 
 
 
 
 

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