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cota roberto

Arrivano i soldi dall’Europa.

Questo può essere considerato un fatto positivo e va dato atto che il premier Conte è stato abbastanza bravo nelle trattative con gli altri leader europei. La vera questione, però, oggi -anzi, domani- sarà che cosa ne faremo di questi soldi. Potrebbe essere la grande occasione per rilanciare un Paese diventato il fanalino di coda in tutte le classifiche e che avrà un ulteriore tracollo in termini di Pil nei prossimi mesi. Manca, però, un motore in grado di bruciare la benzina che arriverà dall’Europa. Nessuno sembra abbia l’intenzione di costruirlo. Tradotto in termini pratici: il motore dovrebbe comporsi di un sistema fiscale nuovo ed equo, di un apparato burocratico snello, di un piano industriale per rilanciare il nostro sistema produttivo, di un piano per la manutenzione delle opere pubbliche (poteva essere fatta durante il lockdown e non ad agosto) e per la realizzazione delle infrastrutture. Con riferimento a tale ultima necessità, il tanto decantato nuovo ponte di Genova, purtroppo, non potrà essere un esempio da seguire. Al di là dell’operazione mediatica, si tratta di uno dei ponti proporzionalmente più costosi del mondo. Che in realtà non è neppure un ponte, ma un semplice viadotto. E’ stato realizzato in tempi brevi sull’onda dell’emozione. La carta dell’immagine è già stata giocata e non vale più per le tante cose da fare. Bisogna costruire un motore, appunto, fatto di pezzi ed ingranaggi.
Buona domenica e buona settimana.

Roberto Cota