GHIFFA – 08.03.2016 – Sette anni e tre mesi per lui,

un anno per lei. Queste le pene che il sostituto procuratore Gianluca Periani ha chiesto, oggi, al termine della requisitoria nel processo che vede imputati il 54enne architetto verbanese Attilio Mileto – responsabile dell’Ufficio tecnico del comune di Ghiffa – e la moglie Elena Tosi. Secondo l’accusa il tecnico è responsabile di tentata induzione a dare e promettere utilità, abuso d’ufficio, omissione di denuncia, falso ideologico. Lei, in concorso con il marito, solo di quest’ultimo capo d’imputazione.

I fatti: l'abuso edilizio e la servità di passaggio

La vicenda, ricostruita in aula attraverso numerose testimonianze, inizia nel 2011, quando Tosi, con il marito usufruttuario, acquista una villa sulla collina ghiffese contigua alla proprietà delle sorelle Valeria e Elisabetta Conca. La villa dei Mileto, in frazione Deccio, è accessibile con un percorso tortuoso ma, se si aprisse un varco nella proprietà Conca, avrebbe un più agevole ingresso sulla statale. Negli anni successivi verrà avanzata una richiesta in questo senso, respinta.

Siamo nel 2013 e accadono una serie di fatti che daranno vita a un’indagine e al processo. Mileto apre un procedimento – senza trasmetterlo alla Procura come notizia di reato – per l’abuso edilizio che riguarderebbe uno spazio esterno (una tettoia sovrastante il tavolo da ping pong) alla villa Conca, realizzato negli anni ’60 dal padre delle attuali proprietarie. I Mileto avviano inoltre le pratiche edilizie di manutenzione straordinaria per il ripristino di un vecchio cancello e di un passaggio tra le due proprietà. I lavori sono contestati dalle vicine. L’architetto del Comune effettua anche un sopralluogo durante il quale le sorelle chiamano i carabinieri per verificare a che titolo l’architetto fosse presente avendo egli un conflitto di interessi.

Tra l’agosto e il novembre del 2013, mentre la pratica di sanatoria avviata dalle Conca per regolarizzare la tettoia è in itinere, altri due episodi s’aggiungono a questa vicenda. Mileto incontra l’avvocato

delle vicine, Sergio Napoletano, che le assiste in una causa civile per usu capione e, registrando a sua insaputa il colloquio (l’audio sarà trovato sul pc dell’imputato dai carabinieri della sezione di pg) parla di un “do ut des” tra il diritto di passaggio e la sanatoria. Lo stesso concetto viene ripetuto in un altro incontro anche alla presenza del geometra Danilo Barbini, tecnico delle Conca. Da qui scatta la denuncia di queste ultime e l’indagine.

Le testimonianze e quel "do ut des"

Oggi in aula hanno testimoniato una delle sorelle, i due operatori di pg che hanno eseguito le indagini, il maresciallo Massimo Verzotto dei carabinieri e l’ispettore di polizia locale Mauro Aceti. Poi è stata la volta di Barbini e Napoletano, che hanno confermato gli incontri. È stato sentito anche il segretario comunale Antonio Curcio, colui che – visti i conflitti di interesse del suo architetto – da fine 2013 avocò a sé tutte le pratiche edilizie Conca. Per la difesa è stato ascoltato il geometra Roberto Brigatti, perito di parte incaricato di approfondire le pratiche urbanistiche.

Le conclusioni di pm e avvocati

Secondo l’accusa del pm Periani – che in fase di indagini aveva anche chiesto, respinta, una misura cautelare nei confronti dell’imputato – il comportamento di Mileto ha come filo conduttore la commistione degli interessi pubblici e privati e è contrario al bon andamento e all’imparzialità dell’Amministrazione pubblica. Sfruttando il suo ruolo avrebbe orientato le pratiche tentando di indurre le Conca a cedergli il diritto di passaggio in cambio del silenzio sull’abuso edilizio (tuttora non risolto e oggetto di dibattito, anche tra tecnici, sulla possibilità che si possa sanare). Il “do ut des”, confermato da due testimoni, ne sarebbe la prova, così come la concatenazione dei fatti. Comportamenti meritevoli, secondo lui, di 7 anni e 3 mesi di condanna, a fronte dell’anno per la moglie, che avrebbe attestato il falso nella pratica edilizia di apertura del cancello.

Per Alberto Zanetta, difensore degli imputati, non sussiste nessuno dei quattro capi d’imputazione. Non il falso della pratica in autocertificazione, perché Tosi è solo committente e non progettista e perché per quel tipo di opera non sono previsti oneri di urbanizzazione o costi di costruzione. Sulla mancata denuncia ha riferito di una pratica comune del tecnico municipale, che negli anni non ha mai trasmesso segnalazioni che sapeva avrebbero solo ingolfato la Procura e si sarebbero chiuse con archiviazioni. Zanetta ha contrastato la versione del Mileto “Don Rodrigo dell’Ufficio tecnico di Ghiffa”, il “ragno che tesse la tela per far cadere le mosche”, raccontando di una persona intemperante, con un caratteraccio, autore di una farfanteria (citazione da Camilleri e dal commissario Montalbano), che quel “do ut des” l’ha architettato – così ha testimoniato in fase d’indagini l'imputato, scegliendo di non essere sentito in aula – come una sceneggiata per spaventare le sorelle Conca, verso le quali era arrabbiato: “forse per delirio di onnipotenza? Forse per un super-io? – ha detto Zanetta –. Di sicuro la sua minaccia non poteva avverarsi perché ormai la sanatoria era in mano alla Soprintendenza e lui non poteva più intervenire”.

Il Comune di Ghiffa, parte civile con l’avvocato Luca Berra, ha chiesto un risarcimento del danno d’immagine e amministrativo di 8.000 euro e ha escluso categoricamente ogni mancanza sulle pratiche amministrative da parte di altre persone interne all’Amministrazione che non siano Mileto.

Più dura la posizione del legale delle sorelle Conca, Gionata Scaglia, che ha esordito mostrando al collegio dei giudici presieduto da Luigi Montefusco e composto da Rosa Maria Fornelli e Raffaella Zappatini un sms mandato nei giorni scorsi da Mileto a una delle sue assistite contenente alcuni proverbi, un saluto “a lei, la sua sorellina e i suoi degni compari” e l’ironico invito a rivedersi l’8 marzo (oggi, giorno del processo), che sarà “una bella festa”. L’avvocato ha poi insistito nel sottolineare l’inerzia del comune di Ghiffa (da qui la replica di Berra) sulla pratica di sanatoria, ferma da tre anni e, puntando sul “do ut des”, ha fornito come plausibile spiegazione alla registrazione di Mileto la volontà, se fosse andata diversamente, magari di ricattare lo stesso avvocato Napoletano.

Il collegio ha fissato nuova udienza il 12 aprile per le repliche e la sentenza.

Mileto attualmente è sospeso dall’incarico dal Comune di Ghiffa su disposizione del segretario Curcio. Non può recarsi al lavoro e percepisce la metà dello stipendio base senza il salario accessorio.